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All'Europa e alla Francia non serve una legge sul burqa
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All'Europa e alla Francia non serve una legge sul burqa


di Ada Pagliarulo

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Sono contrario ad una legge sul burqa”, dice senza esitazione il sociologo Alain Touraine commentando i propositi del governo sarkozysta di arrivare al più presto ad un divieto del velo integrale nello spazio pubblico. Touraine ricorda che il Consiglio di Stato ha già espresso un parere negativo sulla prospettiva di legiferare in materia, sottolineando che una legge siffatta violerebbe il principio di uguaglianza. “Oggi -sottolinea il sociologo francese- è già previsto dalle nostre norme che nello spazio pubblico e in una serie di pubblici atti che richiedano la necessità di identificazione, il volto sia scoperto. Si deve quindi essere molto fermi, ma una legge non è necessaria. Il Consiglio di Stato esprime solo un parere, ma io mi auguro che il Consiglio costituzionale, che ha invece il potere di cassare una legge approvata dal Parlamento, decida di opporsi. Del resto per il momento il velo totale è un fenomeno limitato, malgrado gli si faccia una pubblicità inaudita”. Touraine è tra i relatori del terzo seminario di Istanbul, organizzato dalla rivista Reset, diretta da Giancarlo Bosetti. Ma non condivide le aperture al multiculturalismo che improntano alcuni interventi in assemblea. Qui si discute di come rispondere alla richiesta di visibilità della minoranza musulmana d’Europa, che può esprimersi con l’uso di un hijab o con l’aspirazione ad innalzare minareti nelle nostre città. Posto che l’identità europea è fatta anche di queste nuove identità che richiedono riconoscimento, cittadinanza, senza abdicare alla cultura delle quali sono portatrici, è necessario rielaborare un concetto di laicità e di liberalismo più inclusivi? “No, io non credo che si debba toccare il principio di lacità - dice Touraine. Anche perché i musulmani di Francia sono, per i nove decimi, persone che accettano la cultura morale e politica francese, cioè europea. Non si può e non si deve chiedere agli europei, che siano francesi o no, di accettare che si costituiscano comunità o ghetti musulmani”. Detto questo, per quel che riguarda la legge sul divieto del burqa che l’Assemblée Nationale intende approvare entro luglio, per Touraine non è l’attaccamento alla laicità ad essere il motore primo dell’orientamento volitivo di Sarkozy: “lui ha bisogno, per ragioni elettorali, dei voti della destra. Quindi parla di sicurezza, di musulmani assassini. E questo è un modo totalmente falso di presentare i problemi: non è che i musulmani compiano crimini, poiché ad un livello economico e familiare uguale, loro sono come gli altri francesi”. E precisa: “Bisogna tener distinto il fenomeno Sarkozy dal fenomeno francese. Certamente i francesi sono profondamente, direi violentemente attaccati alla laicità, ovvero alla separazione tra Stato e Chiesa. E l’Islam da questo punto di vista rappresenta, per un francese, e secondo me a ragione, il contrario di questo principio. Del resto l’antipatia per la cultura politica americana nutrita nel mio Paese deriva dal fatto che si danno delle connotazioni morali, si ricorre alla religione, per esempio, per dire ‘è Dio a mandarmi in Iraq’: ai francesi questo non piace. un popolo più radicale di altri. Ma dipende anche dal peso che ha una religione: i Paesi luterani, per esempio, se ne infischiano della religione. Non conta nulla, come in Gran Bretagna”. Ma, francesi a parte, crede nel resto d’Europa si potrebbe accedere ad una laicità inclusiva, che metabolizzi la linfa di valori spirituali diversi dai nostri? “Écoutez -dice il sociologo- La Francia è il Paese europeo con il maggior numero di musulmani. L’Islam è la seconda religione del nostro Paese. Dunque, ne ospita tra i quattro e i sei milioni. Si tratta quindi di un problema rilevante. Bisogna, certo, porsi la domanda: a quale condizione potrebbe esserci e restare un mantenimento delle differenze, come avviene per gli algerini o i marocchini, che restano diversi dai belgi o dai francesi del Nord. Ma, per esempio, sarebbe stupefacente che la Turchia, in attesa di ingresso nell’Ue, invocasse dei privilegi per la cultura islamica”, conclude Touraine, che pure è tra i sostenitori dell’ingresso di Ankara nella UE.

scritto da: Ada Pagliarulo (10/09/2010)

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