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Le rotte della droga, dall'America Latina all'Africa
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Le rotte della droga, dall'America Latina all'Africa


di Paolo Martini

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' di ieri la notizia che in Ecuador un sottomarino vero e proprio pieno di cocaina e diretto negli Stati Uniti è stato scoperto grazie ad un’operazione congiunta dell’esercito ecuadoregno e della Dea americana. trenta metri, con tanto di aria condizionata, il sottomarino era nascosto in mezzo alla giungla al confine con la Colombia. Una via, quella di piccoli sommergibili diretti verso le coste Usa, che è uno dei modi che i trafficanti sudamericani usano per aggirare i controlli armati sulla terraferma. Ma questa non è l'unica via Poco più di un mese fa si è consumato il più breve e apparentemente innocuo colpo di stato della storia africana: per qualche ora il primo ministro della Guinea-Bissau, Carlos Gomes Junior, è stato preso in ostaggio da un gruppo di soldati, che hanno anche arrestato il capo delle Forze Armate, Zamora Induta. A capeggiarli il generale Antonio Indijai. I soldati sono anche entrati nel compound dell'Onu di Bissau, da dove sono usciti insieme a Bubo Na Tchuto, ex comandante della Marina del Paese. Na Tchuto era sospettato di aver guidato nel 2008 un altro tentativo di golpe. Da allora era scappato in Gambia, e pochi sapevano che si trovasse nel Paese al momento del colpo del primo aprile 2010. Poche ore dopo il premier Gomes era libero, e rassicurava il mondo. E il colpo di stato spariva dalle pagine dei giornali. Otto giorni dopo quello strano primo aprile, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti diramava una nota in cui spiegava di aver accusato l'ex capo delle Forze Aeree della Guinea Bissau, Ibraima Papa Camara, e l'ex Capo della Marina, Bubo Ta Chuto, di traffico di droga, per un carico arrivato dal Venezuela nel 2008. Sulla base delle accuse i due militari non potranno avere rapporti di affari con cittadini americani. Ta Chuto ha respinto le accuse, ed ha anche detto che vuole cooperare con le autorità americane. Ha spiegato anche che il 29 giugno del 2008, quando quella nave carica di cocaina arrivò dal Venezuela, lui si trovava in Europa. E che è tornato nella Guinea-Bissau solo nel luglio del 2009. L'Ammiraglio Ta Chuto ha aggiunto che l'Interpol poteva benissimo arrestarlo quando si trovava in Gambia, o mentre si trovava nel compound dell'Onu del suo Paese. Visto che non l'hanno fatto, ha argomentato, vuol dire che non avevano prove. Ma l'accusa degli americani è pesante: i due non sono considerati dei semplici “complici” del traffico di cocaina. Adam Szubin, il capo dell'Ufficio del Tesoro Usa che si occupa degli investimenti a rischio verso l'estero, li ha definiti due “drug kingpin”, la stessa parola che viene usata per i boss mafiosi. Due capi del traffico di droga. Da almeno tre anni l'Africa Occidentale è diventato un punto nevralgico per questo mercato. Con l'innalzamento dei controlli ai confini tra il Sud e il Nord America, i trafficanti sudamericani hanno scelto altre strade per far arrivare la cocaina in Europa. Una di queste strade parte dal sud del Venezuela, via mare o via cielo, e arriva ai porti dell'Africa occidentale. Bissau è uno di questi; ancora più comodo è Bubaque, territorio della Guinea-Bissau, su una isoletta di sabbia, una piccola pista perfetta per piccoli aerei carichi di cocaina. Un posto dove non ci sono attività commerciali e tantomeno industriali ma dove – dicono i cronisti che ci hanno dormito – atterrano decine di aerei per notte. E il traffico di droga destabilizza tutta l'area. Non che la Guinea abbia mai avuto una particolare solidità, essendo passata per diversi colpi di stato dalla sua indipendenza, ed avendo avuto l'ultimo presidente assassinato dai militari (Vieira) solo un anno fa. Ancora oggi, a 36 anni dalla indipendenza, la ex colonia portoghese vive degli aiuti internazionali del World Food Program (il Giappone il primo donatore), ed è da anni agli ultimi posti nella classifica Onu dell'Indice di sviluppo umano. La Guinea-Bissau si limita ad esportare gamberetti e noccioline, nonostante un potenziale di risorse naturali (soprattutto bauxite, ma anche petrolio offshore) ancora mai sfruttato. In una intervista al quotidiano francese Libération il giornalista di Radio France International Cristophe Champin spiegava il colpo di stato del primo aprile con le tensioni all'interno delle forze armate, e con quell'elemento che da almeno cinque anni ha trasformato questo Stato – e molti altri dell'Africa occidentale – in una vera e propria narco-giunta militare, con una intera élite che vive del traffico di cocaina. Anche se “non ci sono prove formali su una connessione di questi fatti col traffico di droga”, il legame appare evidente, spiegava Champin, che ha appena pubblicato in Francia un libro dal titolo “Afrique noire, poudre blanche”. Il rapporto “Crime and instability” dell'Ufficio Onu sulla droga e il crimine organizzato (UNODC), diffuso nel febbraio scorso, costituisce una poderosa e dettagliata analisi della produzione e del commercio di droga nel mondo, e spiega da dove arrivano i 72 milioni di dollari di cocaina, circa 40 tonnellate all'anno, che ogni anno partono dal Sudamerica per finire (quasi alla pari) nei nasi dei 17 milioni di consumatori europei ed americani. Se per gli americani la via della cocaina è piuttosto prevedibile (via mare dai Caraibi o via terra, dal Messico), per gli europei il percorso è più lungo. Solo le quantità sequestrate a terra nella fascia costiera che va dalla Mauritania alla Nigeria nel periodo 2005-2009 è impressionate: circa 100 tonnellate di cocaina, per un giro d'affari di circa 25 milioni di dollari. Tra il 2006 e il 2008 una media del 50 per cento di tutta la cocaina sequestrata in aeroporti europei veniva da Paesi dell'Africa occidentale. La ragione per cui i trafficanti lavorano facilmente con questi Paesi è nella loro intrinseca instabilità: nell'Africa Occidentale, dalla fine del colonialismo ci sono stati 58 colpi di Stato; dei 25 Paesi con il più alto tasso di instabilità globale al mondo, almeno otto sono nell'Africa occidentale: la Guinea-Bissau, il Benin, il Niger, il Mali, la Sierra Leone, la Mauritania, la Costa d'Avorio, la Liberia. La quantità di denaro che circola è altissima, se comparata con i livelli di vita di questi Paesi. Un militare o un poliziotto può guadagnare in un giorno quanto non riuscirebbe a mettere da parte in una vita. Per questo le inchieste di alcuni giornalisti non sono state apprezzate dai vertici militari: nonostante le prove fotografiche dell'arrivo di aerei carichi di cocaina addirittura in aeroporti militari del Paese, documentati da inchieste giornalistiche nel 2008, in Guinea-Bissau e in altri Paesi dell'area le cose non sono cambiate di molto. Lo stesso rapporto di UNODC però offriva dei numeri – nell'ultimo semestre del 2009 – che facevano ben sperare: tra il gennaio e il dicembre 2009 la percentuale di cocaina sequestrata in aeroporti europei e proveniente da Paesi dell'Africa occidentale era scesa dal 50 per cento a meno del 5. Secondo alcuni esperti la caduta verticale di arrivi negli aeroporti potrebbe essere dovuta a tensioni e scontri tra i trafficanti sudamericani e la loro controparte africana, divenuta troppo avida. E questo avrebbe indotto i sudamericani a cercare altre strade. Si ricorderà che nel novembre 2009 un 727 proveniente dal Venezuela e carico di cocaina cadde nel mezzo del Mali. Oltre alla scelta di voli privati, altra rotta sarebbe quella via terra, attraverso il deserto del Sahara, e poi - via Marocco – in Europa. Ma altri analisti ricordano che il premier Gomes aveva deciso di affrontare le complicità tra i militari nel traffico di droga, aveva marginalizzato il generale Indijai, e aveva impedito a Bubo Na Tchuto di tornare al suo posto. Il golpe di aprile suona dunque come un avvertimento. E Bubo torna da protagonista, tanto da dichiararsi innocente di fronte alle accuse americane. Solo pochi giorni prima del golpe di aprile lo “zar antidroga” nigeriano, Ahmadu Giade, sottolineava che nel suo Paese e in tutta l'Africa Occidentale sono presenti da alcuni mesi anche laboratori clandestini, segno che non ci si limita a smerciare droga già pronta al consumo ma anche a sviluppare capacità produttive autonome per la realizzazione di sostanze stupefacenti. L'Onu, insieme all'organismo regionale Ecowas, continua a organizzare corsi di addestramento per la polizia locale, e l'organismo Onu con compiti di peacebuilding a Bissau (Uniogbis) svolge lo stesso ruolo. Ma il fatto che un presunto boss della cocaina sia stato “liberato” da soldati golpisti entrati proprio in quegli uffici Onu non fa ben sperare sul futuro della Guinea-Bissau e di tutta l'Africa Occidentale.

(10/09/2010)

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