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ntervista di Italianieuropei a William Burke-White
Italianieuropei: L'Amministrazione Obama ha appena reso nota la sua nuova Strategia di sicurezza nazionale. Quali sono, a suo parere, gli elementi di forza e gli aspetti da migliorare, se ce ne sono, di questa strategia rispetto al passato?
William Burke-White: La prima Strategia di sicurezza nazionale elaborata dall'Amministrazione Obama segna un cambiamento significativo rispetto alle precedenti. La strategia si basa su alcuni pilastri fondamentali, tra cui la sicurezza preventiva, la prosperità, i valori e l'ordine internazionale. Come chiarisce il Presidente Obama: «Saremo fedeli nel consolidare (...) quelle vecchie alleanze che ci sono state indispensabili, aiutandole, nel contempo, nel processo di modernizzazione necessario per rispondere alle sfide del nuovo secolo. (...) costruiremo nuove e più profonde collaborazioni in ogni regione, e rafforzeremo le norme internazionali e le istituzioni. (...) Siamo alla ricerca di un nuovo ordine internazionale che possa risolvere le sfide del nostro tempo». L'impegno del Presidente per favorire la costruizione un ordine internazionale giusto e sostenibile, facendo leva sulle istituzioni necessarie per risolvere le nuove sfide globali, è particolarmente degno di nota e segna una importante rottura col passato. Inoltre, gli impegni che il Presidente Obama si è assunto con l’obiettivo di rendere gli Stati Uniti un esempio nei valori e nella leadership, sono significativi e aiutano a tracciare una nuova rotta per il paese. In ultima analisi, una Strategia di sicurezza nazionale che si concentra sulla protezione degli Stati Uniti attraverso il rafforzamento della cooperazione internazionale contribuirà a ripristinare la posizione di cui l'America è responsabile nel mondo e permetterà di indirizzare meglio gli sforzi per affrontare le sfide stringenti che coinvolgono l'intera comunità internazionale. Durante il primo anno e mezzo di Amministrazione Obama abbiamo iniziato a costruire questo nuovo ordine internazionale e la visione enunciata nella Strategia di sicurezza nazionale continuerà a guidare i nostri sforzi per il futuro.
IE: Giugno è stato segnato da un riacuirsi delle tensioni in Medio Oriente con le agitazioni dovute ai drammatici scontri tra esercito israeliano e le navi di aiuti umanitari per Gaza. Qual è lo stato attuale delle relazioni tra Washington e il governo di Israele? Quali aspettative ha l’Amministrazione USA riguardo ai prossimi passi che Tel Aviv dovrà intraprendere per sostenere il processo di pace in Medio Oriente?
B-W: Sosteniamo la soluzione di “due Stati”, per una coesistenza pacifica tra Israele e i Palestinesi attraverso la reciproca sicurezza. Crediamo che portando avanti negoziati in buona fede, le parti possano giungere a un accordo che faccia cessare il conflitto e concili i rispettivi obiettivi – ovvero quello dei palestinesi, che auspicano uno Stato indipendente e riconosciuto in base alle linee del 1967, con i relativi compromessi, e quello israeliano per uno Stato d’Israele con frontiere sicure e definite che rispecchi gli sviluppi successivi e che coincida con le esigenze di sicurezza israeliane. Sappiamo che Gerusalemme rappresenta una questione di fondamentale importanza per Israele, per i palestinesi, per gli ebrei, i musulmani e i cristiani di ogni parte del mondo. Ma siamo convinti che si possa ottenere una soluzione su Gerusalemme che soddisfi le aspirazioni di tutte le parti e che tuteli lo status della Città Santa per il futuro.
Da parte nostra, gli Stati Uniti hanno incoraggiato Israele a cessare la creazione di nuovi insediamenti per preservare la possibilità di una soluzione di due Stati. Riteniamo dunque che la moratoria israeliana sugli insediamenti sia un passo positivo in questa direzione e aspettiamo le prossime evoluzioni. La politica statunitense sugli insediamenti non è cambiata; non legittimiamo ulteriori insediamenti da parte israeliana.
Abbiamo incoraggiato i palestinesi a portare avanti la loro pianificazione statale affinché possano creare le istituzioni, cessare le istigazioni, migliorare la sicurezza e definire le basi per un futuro e stabile Stato democratico palestinese. Sosteniamo gli sforzi del Presidente Abbas e del Primo ministro Fayyad per la messa a punto, l’addestramento e la riforma delle loro forze di sicurezza, e ci complimentiamo per i progressi compiuti fino ad oggi.
Siamo profondamente dispiaciuti per la tragica perdita di vite e per i feriti che erano a bordo delle navi di pace dirette a Gaza, assaltate il 31 maggio scorso.
Con una dichiarazione della Presidenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, gli Stati Uniti si sono uniti alla comunità internazionale nella condanna di quegli atti che hanno causato nove vittime e molti feriti e sostengono l’avvio di indagini immediate, imparziali, trasparenti e convincenti. Il 13 giugno Israele ha compiuto un importante passo avanti proponendo la creazione di una commissione pubblica indipendente per indagare sulle circostanze dei recenti tragici eventi svoltisi a bordo della nave diretta a Gaza. Va evidenziata la presenza di due importanti osservatori internazionali nella Commissione, David Trimble, Premio Nobel per la Pace dell’Irlanda del Nord, e il Generale di Brigata Ken Watkin, ex giudice militare del Canada.
IE: Il dilemma iraniano: ritiene che ci sarà bisogno di definire una nuova strategia se il quarto round delle sanzioni adottate pochi giorni fa non modificherà l’atteggiamento di Teheran sul nucleare?
B-W: La Risoluzione 1929 del Consiglio di sicurezza dell'ONU impone nuove sanzioni all'Iran, con due obiettivi: in primo luogo, aumentare il costo per la leadership iraniana per la continua inadempienza degli obblighi internazionali iraniani e, in secondo luogo, convincere l'Iran a risolvere pacificamente le preoccupazioni relative al suo programma nucleare. La Risoluzione manda un segnale forte. Se uno Stato non dovesse adempiere agli obblighi internazionali di non proliferazione e a quelli previsti dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite rischierà gravi conseguenze. Gli Stati Uniti e i nostri partner del P5+1 continuano a impegnarsi per una soluzione diplomatica alla sfida iraniana. Crediamo che l'adozione di questa Risoluzione influirà sulle considerazioni strategiche dell’Iran facendo decidere Teheran a intraprendere un percorso più costruttivo.
IE: All’indomani delle elezioni in Iraq continuano le violenze e prosegue una profonda impasse politica, fattori che possono portare a un deterioramento dello scenario di sicurezza. Che prospettive si delineano, secondo lei, per i prossimi mesi, in vista della prima parte del ritiro delle truppe americane quest’estate? Quali conseguenze possiamo attenderci dalla situazione attuale in Iraq e nella regione?
B-W: La Corte suprema irachena ha di recente accertato la correttezza dei risultati delle elezioni del 7 maggio, aprendo la strada per la convocazione del Parlamento del 14 giugno. Si tratta di due sviluppi positivi, come anche il proseguimento delle consultazioni tra leader politici di diverso orientamento sulla formazione di un nuovo governo. È importante ora che la leadership del paese acceleri il più possibile il processo di formazione di un governo ampio e inclusivo che rifletta i punti di vista di tutto il popolo iracheno. Purtroppo la violenza è ancora una realtà quotidiana e gli estremisti riescono ancora a condurre attacchi “spettacolari”. Tuttavia, il numero delle perdite di civili è giunto al livello più basso mai registrato dal 2003 ad oggi e le forze di sicurezza irachene hanno inferto duri colpi ai terroristi, tra cui la recente morte di due esponenti del vertici di al Qaida in Iraq e l’arresto del leader di Ansar al Sunna. Ciò dimostra che l’Iraq inizia ad essere in grado di combattere l’estremismo con le proprie forze. Per la prima volta dal 2003, nel febbraio di quest’anno abbiamo ridotto le nostre truppe a meno di 100.000 unità. Considerando il significativo miglioramento delle forze di sicurezza irachene e la diminuzione del numero di feriti civili in Iraq, stiamo rispettando il piano del Presidente per poter concludere la missione e ritirare le 50.000 unità entro il 31 agosto. Queste tendenze in senso positivo lasciano ottime speranze per la reintegrazione dell’Iraq nella vita economica, sociale e politica nella regione.
IE: Secondo alcuni studiosi, l'estrema polarizzazione del panorama politico statunitense ha fatto traballare la politica estera degli Stati Uniti. Altri addirittura ritengono che nel prossimo futuro gli Stati Uniti si tireranno fuori dallo scenario internazionale. Il rischio è un vuoto che l'Unione europea non è in grado di colmare. Qual è la sua opinione sul futuro della politica estera degli Stati Uniti? C’è davvero il rischio di un (relativo) isolazionismo?
B-W: La Strategia di sicurezza nazionale delinea una politica estera molto attiva basata sull’impegno con tutti i partner, dai tradizionali alleati alle nuove potenze emergenti. Articola una visione profondamente rivolta a un ordine internazionale, istituzioni multilaterali, e una cooperazione costante ed efficace per risolvere le sfide globali. L'impegno del governo americano alla partecipazione e alla cooperazione internazionale è tutt'altro che isolazionista. È certamente vero che la politica interna può sempre avere un impatto sulla politica estera, ma le preoccupazioni che gli Stati Uniti possano spostarsi verso una politica estera più isolazionista sono ingiustificate. La sicurezza degli Stati Uniti e la cooperazione internazionale richiedono un approccio attivo, scrupoloso e impegnato che continuerà a delineare una politica estera statunitense rivolta al futuro.
IE: L’economia dell’Unione europea sta soffrendo degli effetti della crisi sull’economia e i governi annunciano ulteriori tagli al welfare per ridurre il deficit, proprio mentre l’Amministrazione Obama è riuscita a far approvare la riforma del sistema sanitario. Con quali misure l’Amministrazione americana intende affrontare la crisi nei prossimi sei mesi e, secondo lei, quali effetti avrà la politica economica sull’elettorato al test delle elezioni di medio termine?
B-W: L’Amministrazione si è impegnata molto a tenere costanti rapporti con i nostri partner europei, con il G7 e il G20, per trovare una risposta. Il Segretario Geithner è in contatto con il G7 e le controparti europee. Il Dipartimento del Tesoro continua a monitorare da vicino la situazione.
L’Europa rappresenta un quarto del PIL globale nonché la maggior fonte di domanda di esportazioni USA. Una forte crescita europea sostiene la produzione e l’occupazione degli Stati Uniti. Un calo di fiducia in Europa potrebbe minare la ripresa economica di quella regione e del mondo intero. La Grecia sta adottando grandi riforme economiche con il sostegno dell’Eurozona e del Fondo Monetario Internazionale. I risultati del piano si vedranno nei prossimi anni. Ma continueremo a prestare tutto il nostro sostegno a questo sforzo per contribuire al ripristino della stabilità in Grecia e della fiducia nel sistema finanziario globale.
William Burke-White, è membro del Policy Planning Staff del Segretario di Stato USA
(08/09/2010)