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entre si continua a discutere della ripresa dei colloqui diretti tra palestinesi ed israeliani, l'Autorità palestinese sembra in uno stallo per niente incoraggiante. In particolare sul processo democratico interno. L'AP ha deciso infatti che non si faranno le elezioni locali, previste per luglio. La decisione è stata presa ufficialmente per non compromettere la riconciliazione con Hamas. Ma è evidente -dice lo scrittore palestinese Omran Risheq, che ha pubblicato sull'Arab reform bulletin questo articolo, che il quotidiano libanese Daily Star ha tradotto in inglese - - che dietro la decisione ci sono i problemi di Fatah e le sue divisioni interne: gli scandali finanziari, una "questione morale" interna, la questione ancora non risolta della scadenza del mandato del Presidente Abbas, la cui presidenza è scaduta dal gennaio 2010.
Le elezioni comunali potevano essere un passaggio verso la ricostruzione di una immagine, ma anche un rischio. Lo scrittore cita il caso del villaggio di Beit Aksa, a nord-ovest di Gerusalemme, dove la polizia palestinese ha arrestato un candidato indipendente, cosa che ha causato il ritiro di altri candidati, timorosi di subire lo stesso trattamento dalle forze dell'ordine. Insomma: Fatah, scrive Risheq, non è finora riuscita a creare una ampia coalizione nazionale sotto la sua guida, anche per il no del Fronte popolare e del Partito del popolo, che hanno preferito conquistare i voti "di protesta" a Fatah piuttosto che allearsi.
E poi in diverse importanti città della West Bank, come a Nablus, ci sono stati casi, come quello del leader locale di Fatah Ghassan al-Shakaa, che ha voluto candidarsi come sindaco nonostante Fatah avesse già scelto un altro candidato, Amin Maqboul. Il partito di Abu Mazen è insomma nel pieno di una crisi, e il rischio era di ripetere quello che accadde nel 2006, quando diversi candidati di Fatah persero le elezioni municipali contro l'unico candidato di Hamas.
Nella West Bank - aggiunge lo scrittore - sembra che il tema del voto non sia così importante: l'ultimo sondaggio, del marzo 2010, diceva che 54 palestinesi su 100 le chiedevano e 41 chiedevano di non farle.
Quanto ad Hamas, la sua parte cisgiordana ha tentato di mostrarsi più moderata di quella di Gaza, anche se continua a boicottare le elezioni, con argomenti come la mancanza dei requisiti democratici, i limiti alla libertà di espressione e quelli alla libertà di associazione. Hamas denuncia l'arresto di oltre 250 persone e il fermo di oltre 1000 solo nel maggio scorso. Il 24 maggio Hamas ha ufficialmente annunciato il boicottaggio delle elezioni.
Già nel marzo scorso, alla Università di Bir Zeit, alle elezioni per il consiglio dell'università, un cartello formato da Hamas e da Jihad Islamica aveva boicottato le elezioni, previste per il 31 dello stesso mese, con la motivazione che più del 70 per cento dei loro membri erano stati messi in carcere dalla Autorità palestinese. Alle urne è andato il 57 per cento, rispetto all'84 delle precedenti consultazioni, quando gli islamisti parteciparono al voto. Il 12 per cento ha votato scheda nulla. La sezione giovanile di Fatah ha conquistato 31 seggi al consiglio studentesco, altri 16 sono andati alla sinistra. Alle elezioni del 2009 gli islamisti avevano 22 seggi. Ma i voti effettivi che Fatah ha conquistato quest'anno sono drammaticamente più bassi che nel 2009: -13 per cento.
Secondo Risheq la decisione di rimandare le elezioni locali è un chiaro segno sul fatto che le prossime legislative e le prossime presidenziali sono ancora molto lontane. E che nella West Bank ed a Gaza si andrà sempre di più verso situazioni da stato di polizia.
Il contributo è disponibile anche sul sito del Carnegie Endowment for International Peace.
scritto da: Paolo Martini (08/09/2010)