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Khatami si candida alle presidenziali iraniane
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Khatami si candida alle presidenziali iraniane
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Reportage

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ocumento audio registrato l’8 Febbraio 2009 a Tehran (Iran) da RadioRadicale. Sono proposte alcune fasi della cerimonia d’inaugurazione del sito web www.rouhanioon.com dell’Associazione dei Clerici Combattenti, partito riformista iraniano. È stata l’occasione scelta dall’ex Presidente Khatami per ufficializzare la decisione di candidarsi alle decime elezioni presidenziali della Repubblica Islamica d’Iran. Contiene la registrazione integrale del discorso di Khatami e le interviste all’ex Vice Presidente all’epoca di Khatami Mohammad Ali Abtahi e al Segretario Esecutivo dei Clerici Combattenti Mayid Ansari. 

Tehran (Iran) – “Allah o Akbar!  Allah o Akbar!” il grido che riecheggiava per la città di Tehran alle 21,00 iraniane di ieri sera. Da ore la tv invitava la gente a urlarlo, dalle finestre, dai balconi, per strada. Allo stesso momento, tutti insieme, per vivere uniti la notte della vigilia della celebrazione dei trent’anni della rivoluzione. A Tehran non c’è più neve, un giorno di pioggia ha sciolto tutto portando via un pò di quella magia che si era vissuta. Oggi ci sarà il sole a riscaldare i tantissimi partecipanti alla grande manifestazione che ricorderà il primo giorno dei trent’anni di storia rivoluzionaria del Paese. Ci sarà il Presidente Ahmadinejad ad accoglierli dal palco montato nella maestosa Piazza Azadi. “Riempirà le strade della città. La gente si muoverà da tutti i punti di Tehran per confluire nella piazza e saranno più di un milione”, mi dice Hassan Farhadi, un importante giornalista radiofonico della radio nazionale iraniana. Tra sfilate dell’Esercito e dei Pasdaran, slogan e discorsi, il discorso di Ahmadinejad sarà il clou dell’evento. “E’ difficile anticiparne i contenuti”, mi dice Hassan. Poi si arresta e grattandosi la barba, azzarda “bah…mi aspetto qualcosa sul rapporto con gli Stati Uniti, ma chi può dirlo”. Per i conservatori non sarà una festa completa, l’avevano preparata pensando i riformisti allo sbando, la onoreranno in compagnia di un ingombrante presenza. Tra due giorni e quattro mesi gli iraniani sceglieranno il loro decimo presidente e tra i candidati ci sarà Khatami, che ha pensato bene di annunciare la sua candidatura due giorni fa. “La sua epoca”, prosegue il giornalista dell’Irib, “è ricordata per tre cose importanti. Un periodo di grande prestigio internazionale per il Paese, buono dal punto di vista economico, caratterizzato da grande libertà d’espressione. Sono tre temi”, dice Hassan “che rappresentano il tallone d’Achille dell’Amministrazione attuale”.  “An Mard Amad!”, “Quell’uomo è arrivato!”, titolava ieri ‘
La Cultura della Riconciliazione’ un piccolo giornale riformista. Nelle edicole sono quasi completamente sparite le tracce di stampa anti governativa e bisogna accontentarsi di fogli minori con pochissima tiratura. Le testate conservatrici poi riservano alla notizia pochissima importanza ed anche la tv non dimostra una migliore considerazione per la scelta dell’ex Presidente. È certamente oltre i confini della Persia che la notizia desta il maggior interesse. Il dialogo fra le culture fu la sua risposta allo ‘scontro fra le civiltà’ di Samuel Huntington, ritenuto il mezzo per la supremazia della cultura, della moralità e dell’arte sulla politica. Khatami è per tante cose lontano dal suo prossimo avversario Ahmadinejad, ma la diversa importanza data alla cultura rappresenta senza dubbio la differenza sostanziale. Teorizzò la politica culturale, la politica vista con gli occhi della cultura, oggi l’Iran è specularmene assuefatto dalla cultura politica. Promise l’allargamento della democrazia, le riforme, il coinvolgimento di tutti gli iraniani nel processo di decisione politica. I diritti delle donne e il futuro dei giovani, le parti più accattivanti e ambiziose del suo programma. Traghettò la politica estera del suo Paese in una nuova fase, spostandola dalla logica del confronto a quella della conciliazione. Non tutto gli riuscì, non terminò il suo lavoro, non tutte le promesse furono mantenute. In tanti ha lasciato delusione, in molti rimpianto. Gli intellettuali, gli artisti, gli studenti erano i suoi interlocutori e forse questa fu la sua più grande debolezza, era una illuminata minoranza e lui non fu mai un populista. Quando quell’uomo è arrivato domenica pomeriggio in Via Gheitarieh, al nord di Tehran, nella sede dell’Associazione dei Clerici Combattenti, luogo scelto per il suo annuncio, pareva in gran forma. Sceso da una Peugeot blu notte tirata a lucido, vestito di gran pregio, aveva la barba curatissima ad incorniciare il suo solito sorriso. “E’ sempre stato così solare, come lo vede stasera”, mi dice una giornalista iraniana con il taccuino in mano. “Ha cambiato in Iran i criteri del costume, il modo di vestirsi. Prima di lui l’essere islamico, rivoluzionario era sinonimo di disordine, sregolatezza e mancanza di cura per l’aspetto fisico”. Con il suo turbante nero entra da una porta secondaria salutando i giornalisti che lo aspettavano in strada. Ha appena cantato il muezzin, è l’ora della preghiera pomeridiana, si ritira negli uffici dell’Associazione. Quando fa il suo ingresso in sala va a sedersi a destra del palco. Sono in piedi di fronte a lui, assieme a un folto gruppo di fotografi. Il rumore degli scatti è molto forte. È un attimo. Si incrociano i nostri sguardi, superando la barriera della sicurezza. Nei suoi occhi prima attenzione, poi curiosità, forse per la giacca e la cravatta che mi rendono così diverso dagli altri. Un sorriso affettuoso, il braccio sul petto in segno di saluto, istintivamente gli vado incontro stringendogli la mano. “Welcome in Iran”, mi dice sorridente. “Where are you from?”, mi chiede. Gli ricordo di averlo incontrato a Roma in occasione del suo ultimo viaggio italiano. “I remember you…now”, mi risponde. Torno al mio posto mentre lo sento dire “italian…italian”, ad un mullah che è al suo fianco. Di lì a dieci minuti le agenzie si scateneranno. “Mi candido per far rialzare la testa all’Iran e lo faccio nei giorni in cui si ricorda la nostra rivoluzione”. È l’apoteosi tra i giovani giornalisti. Si va via. Saluto la giornalista.“Quando parlava…e la comunità internazionale lo ascoltava…ci rendeva orgogliosi di essere iraniani”. La battaglia con Ahmadinejad è appena cominciata.     

 

 

 



(01/08/2010)

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